Lo sport da sempre contribuisce a sviluppare la pace tra i popoli. Dai tempi dell'antica Olimpia, quando in occasione dei Giochi erano interrotte tutte le guerre, fino ai giorni nostri. Se ad esempio penso alla meravigliosa opera svolta recentemente dal movimento sportivo per l'avvicinamento tra le due Coree.
In occasione dei 100 anni dalla fine della guerra che ha sconvolto l'Europa,

pagando un prezzo altissimo in termini di vittime e distruzione, voglio rivolgere un pensiero per questa Giornata internazionale della Pace, voluta dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, in ricordo dei tanti atleti che combatterono con le divise più diverse.
Tra i milioni di giovani che andarono al fronte in quegli anni tristi tanti erano già dei valenti sportivi. Tra loro voglio ricordare Enzo Ferrari e Tazio Nuvolari, a cui toccò guidare l'ambulanza, Nedi Nadi, un'autentico talento della scherma che si era già imposto nei Giochi Olimpici del 1912 e che vinse poi ad Anversa nel 1920 ben cinque medaglie d'oro.
Molti, troppi, non tornarono sui campi di gara. Fernando Altimani, prima medaglia olimpica della marcia azzurra nel 1912, fu ferito gravemente e la sua carriera finì. Il canottiere Giuseppe Sinigaglia, invece, nonostante le vittorie del 1914, non riuscì a disputare altre gare. La sua vita fu stroncata in trincea.
Bisogna ricordare questi episodi perché dobbiamo continuare a credere nella pace anche attraverso l'impegno e la fratellanza che lo sport sa infondere. In campo non ci sono nemici ma avversari da rispettare e non da combattere.

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