Don Rossaro e il regime.

Don Rossaro e il regime. Per più di dieci anni la Campana dei Caduti, collocata sul bastione del castello, fu un “monumento vivo” unico nel suo genere, che riscosse un grandissimo successo, grazie anche all’abile utilizzo dei mezzi di comunicazione che il suo ideatore seppe sfruttare, diffondendone il messaggio tramite la cultura di massa promossa dalle associazioni del partito fascista, riuscendo comunque a mantenerla autonoma rispetto al regime ed alle sue personali idee di aperta adesione al fascismo. Egli insomma cercò in tutti i modi di tutelare l’internazionalità della sua opera, evitando ogni strumentalizzazione del momento, senza tuttavia ignorare il periodo storico e la contingenza politica. Così quando nell’agosto del 1925 nacquero dei contrasti con il Municipio, che voleva assumere la presidenza del comitato per i festeggiamenti dell’inaugurazione del 4 ottobre di quell’anno, estromettendo dal comitato alcuni esponenti dei “combattenti” non graditi dal partito fascista, i rimanenti membri del comitato pensarono di dimettersi in segno di solidarietà, ma don Rossaro li pregò di non farlo altrimenti, come scrisse

“la celebrazione cadrebbe in mano al Fascio e perderebbe ogni caratteristica di spiritualità e serenità,

“la celebrazione cadrebbe in mano al Fascio e perderebbe ogni caratteristica di spiritualità e serenità, quale richiede la Campana dei Caduti, e che da simbolo di Pace universale, verrebbe ad essere istrumento d’un piccino sfruttamento politico. La Campana stessa cadrebbe in mano ai fascisti”. Questa affermazione non gli impedì di scrivere qualche anno più tardi (nel 1932) che “ l’augusta Campana dei Caduti di Rovereto, il monumento sognato nell’alba fascista; con fascista tenacia pensato, voluto, eretto; da fiero statuto fascisticamente tutelato, proclama al mondo gli eterni principi di Roma Imperiale, e nunzio di pace, riafferma, nel quotidiano rito, a tutte le genti l’austero monito del Duce: pax in justitia”

Infine, per concludere questo veloce excursus sui rapporti tra don Rossaro, la Campana ed il regime fascista, l’11 marzo 1939 in occasione della rifusione della Campana e presagendo la possibile collocazione di qualche segno fascista sul nuovo bronzo scrisse: ”Più volte venni amichevolmente consigliato, da intimi, di collocar, in qualche onorevole posto della Campana, il” fascio”; ci fu chi consigliò un gruppo di fascisti al posto delle aquile; altri un motivo di “fasci littori” nella fascia inferiore della Campana; altri ancora il ”Cristo” e la “Madonna” entro un elegante motivo, fra due fasci.

No!- La Campana dei Caduti, pur perennemente grata al Fascismo, non può, né deve, né vuol esser fascista...”