Nel frattempo, presso il suo studio di Trento, lo scultore Stefano Zuech stava lavorando attorno alla grande forma in gesso della Campana, misurante m. 2,70 di altezza e m. 2,60 di diametro, per crearne la decorazione, modellando con finezza e scrupolosità le singole figure del bassorilievo.

Inizialmente l’artistico bassorilievo, il cui calco è oggi conservato al Museo Storico della Guerra di Rovereto, prevedeva nella parte inferiore attorno al bordo della campana l’incisione della Canzone del Piave posta su un motivo di onde leggermente stilizzate alla bizantina, a ricordo dei caduti del mare, e nella parte centrale i profili dei più alti gruppi di montagne quali l’Adamello, il Baldo, lo Zugna, l’Ortigara, a ricordo dei caduti di terra, e in alto qualche ala di velivolo per ricordare infine gli eroi dell’aria. Ma con il procedere del lavoro, lo scultore Zuech, in accordo con don Rossaro, modificò radicalmente questa prima idea e la sostituì con una serie di figure di grande efficacia e di più forte impatto emotivo. Sul ceppo trovarono posto sei aquile, che facevano da corona e sorreggevano ciascuna una cinghia d’acciaio per allacciare il bronzo al suo sostegno.

Nella parte superiore della campana, al centro campeggiava il volto sofferente dell’Ecce Homo, simbolo della umanità tormentata e glorificata. Sulla stessa linea, ai lati, si scorgevano due aeroplani che ricordavano le vittime dell’aria, e, sull’altro lato, un motivo di palme intrecciate tra loro stava ad indicare la gloria e la pace. Queste decorazioni erano legate dalle parole: “DORMITE IN UMBRA NOCTIS, LAETAMINI IN LUMINE CHRISTI, DUM AERE JUNGO POPOLUS ET VESTRAS LEUDES CELEBRO” (Dormite nell’ombra della notte, esultate nella luce di Cristo, mentre con il bronzo unisco i popoli e celebro la vostra gloria).

Infine nella parte superiore della campana era posto il nome del fonditore: “Alojsius Colbacchini eiusque filii pro patria mortuis plaudentes funderunt”.

Venendo all’esame dei gruppi figurativi, posti nelle parti inferiori, questi rappresentavano l’allegoria dell’umanità, protagonista della guerra mondiale, che era composta da trentadue figure alte 60 cm, divise in quattro gruppi: La Partenza, La Lotta, La Morte, e La Vittoria.

Al di sotto dei gruppi, alla base della campana, fu mantenuta l’originaria idea della fascia d’onde simboleggiante il mare, che correva tutt’intorno alla circonferenza. Il punto iniziale per la lettura del bassorilievo era rappresentato dall’erma che si scorgeva sotto l’Ecce Homo, con incise, al centro di una palma, legate 1914-1918, inizio e fine della grande guerra.