Come si può intendere da queste drammatiche note, don Rossaro nel giro di poche ore riuscì ancora una volta a districarsi ed a negare il suono della Campana a favore dei tedeschi, prima, e degli americani, poi. Solo tre settimane dopo, la sera del 20 maggio 1945, alla presenza delle autorità alleate, così come a quella di numerosi combattenti, la Campana dei Caduti fece sentire per la prima volta i suoi cento rintocchi, dopo oltre otto anni di lungo silenzio. Come aveva sempre vaticinato don Rossaro, non volle mai suonare i suoi rituali cento rintocchi finchè quella “inutile strage” non fosse giunta finalmente a termine. Ma anche l’inizio della sua nuova vita non fu semplice. Poiché non si poteva ancora utilizzare il dispositivo a motore, azionato dall’energia elettrica, che non si era riusciti ancora a montare (in quanto i tecnici da Milano, per ovvi motivi, non avevano potuto raggiungere Rovereto), il battaglio venne mosso manualmente, “a corda”, e la Campana venne fatta suonare a slancio, a forza di braccia, dagli uomini dell’U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Antiaerea). Maria Dolens tornava finalmente a vivere ed a far sentire i suoi rintocchi di pace.

20 maggio 1945. Finalmente la Campana suona!

20 maggio 1945. Finalmente la Campana suona! Suona cento rintocchi: è il primo isolato saluto ai Caduti in guerra e alle vittime dei bombardamenti.

Ore 20.30

Ore 20.30 – Molta folla in piazza: presenti sul balcone del Municipio un maggiore inglese, rappresentante il Governatore, il Podestà, l’Arciprete, ecc. – Son invitati i parenti dei Caduti e delle vittime dei bombardamenti. La Campana è suonata a slancio, a forza di braccia da 15 gogliardi giovanotti dell’Unpa. Nel gigantesco lavoro, tre corde su 5 si ruppero!



L’OMAGGIO DI DEGASPERI

Il 19 aprile accadde un particolare incidente, durante il suono serale, che don Rossaro raccontò nel diario: “Questa sera ad ore 9.30, mentre Rovereto, con tutta l’Italia, stava convulsamente attenta alla radio per sentire l’esito di queste storiche elezioni, e intorno al vecchio bastione del Castello infuriava una turbinosa bufera, la monumentale Campana lanciava sul mondo i suoi gravi rintocchi, quando ad un tratto il suono venne improvvisamente stroncato, come dalla misteriosa spada d’un misterioso destino!

– S’era spezzato il battaglio!...

– – S’era spezzato il battaglio!... e il grande troncone, con molto giudizio precipitò nel vano della cannoniera sottostante, senza recar alcun danno! – Deo Gratias! – Il magnifico battaglio, dono della Franchi Gregoriani di Brescia, è un prezioso oggetto d’arte, e perciò ho deciso che sia accuratamente riparato e, previa l’assicurazione dei competenti, rimesso in funzione. – Il fatto suscitò grande impressione nella stampa e nella cittadinanza…”.

In seguito a questo incidente la Campana rimase silenziosa per qualche giorno. La prima visita illustre alla rifusa Maria Dolens fu quella del Presidente del Consiglio, il tentino Alcide Degasperi, che le rese omaggio il 20 agosto 1948. In quell’occasione, nel suo discorso di benvenuto, don Rossaro ricordò come proprio Degasperi tenne a battesimo l’idea della Campana dalle colonne de “Il Nuovo Trentino” nel 1923, quando ne era direttore: anche per questo motivo, a conclusione della visita, la Campana oscillò “extra horam” in omaggio sia al grande statista che ad uno dei suoi primi sostenitori. Il 2 novembre di quel 1948 ripresero anche le trasmissioni radiofoniche del suono, che con il 1949 venne automatizzato con la collocazione di un orologio automatico donato dalle associazioni degli orologiai della Svizzera.

In quegli anni del primo dopoguerra, anni di grandi tensioni politiche e popolari, la rinnovata lotta ideologica tra opposti fronti, pur nell’ esercizio di una più estesa democrazia, pensò più volte di “sfruttare”il grande carisma di Maria Dolens in quanto simbolo cittadino, cercando di “aggirare” le rigide disposizioni degli Statuti. Successe così che spesso manifestazioni sia politiche che religiose venissero fatte coincidere con il suono serale della Campana, la quale si trovò, suo malgrado, ad accompagnare ed in un certo qual modo ad “avvallare” sia i cortei delle “bandiere rosse” che inneggiavano alla repubblica, che, in seguito, le processioni della “Madonna Pellegrina”. Infatti tutte queste manifestazioni, per autentici “casi del destino”, si trovarono a sfilare in piazza del Podestà proprio all’ora del suono serale di Maria Dolens.

Astuzie ed ingenuità politiche del primo dopoguerra.