Antonio Rossaro nacque a Rovereto l’8 giugno 1883 da Giuseppe e Giovanna Marini. Dopo aver frequentato le scuole elementari, entrò nel collegio dei padri Giuseppini a Volvera (Torino) seguendo la sua vocazione precoce al sacerdozio, che gli era nata soprattutto nell’ ambiente familiare e cittadino, dove la figura di Antonio Rosmini era ammirata e venerata. Qualche anno dopo passò al seminario di Rovigo, dove seguì gli studi teologici e venne ordinato sacerdote il 1° aprile 1911. Non tornò nel Trentino perché aveva già manifestato chiare posizioni nazionaliste e antiaustriache. Insegnò nel collegio dell’Angelo Custode di Rovigo e nel Liceo della stessa città, mentre nello stesso tempo si fece conoscere dal più vasto pubblico per la sua produzione letteraria e poetica, percorsa da fremiti di forte patriottismo.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, la sua propaganda contro la neutralità italiana si fece sempre più intensa. Dopo l’intervento dell’Italia, si impegnò in una vasta opera di assistenza ai profughi trentini nel Polesine, senza tuttavia limitare la sua attività di fervente patriota, che lo vide protagonista di varie iniziative per far conoscere in Italia la situazione del Trentino. Tra di esse è da ricordare il giornale «Alba Trentina», nato nel gennaio 1917, che svolse un ruolo molto significativo e del tutto particolare nel panorama della cultura trentina anche del dopoguerra. Per questi motivi nel 1916 il governo austriaco aveva ordinato il sequestro dei suoi beni a Rovereto e l’anno seguente aveva emesso nei suoi confronti il mandato di arresto per alto tradimento.
Terminato il conflitto, don Rossaro promosse una rete molto vasta di aiuti materiali per la gente trentina. La prima carovana di viveri e di indumenti entrata in Rovereto proveniva, infatti, da Rovigo ed era stata organizzata dal sacerdote trentino.

Nel 1920 si trasferì a Milano, dove insegnò in un istituto superiore, finchè nel 1921 il Comune di Rovereto lo chiamò a dirigere la Biblioteca civica, che venne riordinata e resa disponibile al pubblico dopo molti mesi di lavoro. Per più di 30 anni, fino alla morte, fu responsabile della Biblioteca, che diresse con amore e intelligenza, arricchendola con numerosi lasciti. Nella città della Quercia, egli fu un cultore appassionato di memorie patrie attraverso scritti storici e letterari come pure con varie iniziative che intendevano celebrare e far ricordare ai posteri le figure più significative ed eroiche dell’irredentismo trentino. In questo don Rossaro si distingueva dal clero trentino del primo Novecento, inserito per lo più nella corrente del cattolicesimo sociale. La sua, invece, era una visione fortemente nazionale, legata al Risorgimento garibaldino e rivoluzionario più che a quello liberale, seppur minoritario nel Trentino, dell’abate Giovanni Battista a Prato.

In accordo con altri uomini di cultura e patrioti roveretani, nel 1921 fondò il Museo storico italiano della guerra e nello stesso anno ebbe l’intuizione della Campana dei Caduti, che realizzò nel 1925, dopo aver superato molti ostacoli e gravi incomprensioni.

Il suo nazionalismo si trasformò in sentimento di rispetto per ogni nazionalità e di amore fraterno per le persone che avevano sacrificato la vita a favore della propria Patria, intesa come uno dei più alti ideali della vita umana.

Perciò la Campana di Rovereto avrebbe dovuto ogni sera con i suoi rintocchi fare memoria di queste persone, richiamando le nuove generazioni ad atteggiamenti di fratellanza e di pace. Per i suoi meriti di uomo di cultura (la sua bibliografia comprende quasi 400 opere edite e inedite) e per la sua infaticabile opera di cultore delle memorie patrie, don Rossaro venne chiamato a far parte di Accademie culturali e fu insignito di importanti onorificenze pubbliche anche al di là dei confini nazionali.

Dopo due dolorosi interventi chirurgici, si spense a Rovereto il 4 gennaio 1952.