Nato a Revò, nella Valle di Non, il 24 agosto 1918, a dodici anni entrò nel convento dei padri cappuccini a Trento dove seguì gli studi liceali e di teologia. Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1942 e l’anno dopo venne assegnato, come cappellano, alla IV Legione della Guardia di Finanza di Trento. Di carattere esuberante e dinamico, alla fine della guerra si prodigò a favore degli internati nel Lager di Bolzano e dei prigionieri militari che rientravano dai campi di concentramento tedeschi.

Agli inizi degli anni Cinquanta vanno ricordate soprattutto alcune iniziative che prepararono e accompagnarono il suo impegno come Rettore della Campana dei Caduti di Rovereto. Innanzi tutto l’incontro annuale al passo del Brennero nella notte di Natale, dove militari italiani, austriaci, francesi, inglesi e americani partecipavano insieme alla S. Messa e alla cena in fraterna amicizia. Il primo incontro si svolse nel 1953, in un periodo storico in cui l’Austria non aveva ancora ottenuto il Trattato di Stato ed era occupata dagli Alleati, mentre in Alto Adige stavano per esplodere le prime bombe della questione sudtirolese. Per aver favorito i rapporti di pacifica convivenza in una zona piuttosto «calda», padre Iori venne nominato cittadino onorario di Innsbruck e insignito della Croce al Merito della Repubblica austriaca.

Nel 1953 si occupò del restauro della basilica di S.Lorenzo a Trento, un gioiello dell’arte romanica, da due secoli lasciato nel più completo degrado. Padre Iori riuscì a trovare finanziamenti e a seguire in ogni fase i lavori del restauro, che durarono due anni. Alla fine volle che la chiesa fosse adibita a tempio civico e dedicata ai caduti di tutte le guerre.

Molto importante anche la fondazione del «Centro Alcide Degasperi», sorto sulle pendici del monte Bondone nel 1958, prima come colonia estiva internazionale per i giovani di vari Paesi europei, poi come preventorio per i bimbi trentini affetti da malattie e, infine, come centro didattico per i figli degli emigrati italiani all’estero.

La «casa tra le nuvole»,

come venne chiamata, era espressione del profondo amore di padre Iori per l’infanzia emarginata e nello stesso tempo incarnava l’ideale di un’Europa unita, partendo dalle comunità dei bambini.

Il 18 maggio del 1953 padre Iori venne nominato reggente della Campana dei Caduti di Rovereto; carica che ricoprì per 26 anni fino alla morte. Egli comprese molto bene lo spirito da cui era nata quell’iniziativa, ossia dalla volontà di ricordare i caduti di tutte le guerre, al di sopra di ogni barriera etnica o nazionale. Era un messaggio di pace e di fratellanza tra i popoli che il fondatore, don Antonio Rossaro, aveva lanciato con la sua intuizione. Padre Iori seguì quella linea, dando alla Campana un maggiore dinamismo internazionale. La Campana venne rifusa per la seconda volta nel 1964 e quando tornò a Rovereto, dopo essere stata benedetta dal Pontefice Paolo VI nella Piazza S.Pietro, venne collocata sul colle di Miravalle, che diventò crocevia di incontri internazionali di personalità politiche e di popoli impegnati a cercare le vie della pace e del dialogo fra le religioni. La nuova sistemazione della Campana non fu esente però da aspre polemiche, che divisero l’opinione pubblica locale. Ma padre Iori rimase fermo nelle sue convinzioni. Egli intendeva collocare la Campana al centro del «Piazzale delle Genti», in uno scenario ampio e adatto ad accogliere i numerosi rappresentanti dei popoli che in realtà, da quel momento in poi, si incontreranno sempre più spesso ai piedi della Campana, per testimoniare il loro impegno per la pace.

Quando la polemica era ancora in corso, la vita operosa di padre Iori si concluse improvvisamente a Roma nella notte del 12 agosto 1979.