UN MINORE SU CINQUE NEL MONDO VIVE OGGI IN UNA ZONA DI CONFLITTO ARMATO

 

Sono oltre 520 milioni di bambini e adolescenti esposti quotidianamente alla violenza, un dato che nel 2024 ha raggiunto il livello più alto mai registrato. A crescere non è solo il numero dei conflitti, il più elevato dalla fine della seconda guerra mondiale, ma anche la loro brutalità. Le gravi violazioni contro i minori sono aumentate del 30 per cento in un solo anno, arrivando a oltre 40.000 casi accertati. Più della metà si concentra in quattro contesti segnati da guerre prolungate e instabilità cronica: Territorio palestinese occupato, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria e Somalia.

Dietro queste cifre ci sono infanzie spezzate, vite sospese tra paura, lutto e privazioni. Dal 2010 il numero di minori che vivono in aree di guerra è aumentato del 60 per cento, mentre le violazioni documentate sono cresciute del 373 per cento. Ogni giorno, in media, quasi 80 bambini subiscono uccisioni, mutilazioni, rapimenti, violenze sessuali, reclutamento forzato o attacchi a scuole e ospedali. A questo si aggiunge la negazione dell’accesso di aiuti umanitari, che priva intere comunità di cure, cibo e istruzione, trasformando la sopravvivenza in una sfida quotidiana.

Dal 2005 a oggi sono state documentate oltre 400.000 gravi violazioni in 33 Paesi. Quasi 160.000 bambini sono stati uccisi o mutilati e più di 100.000 reclutati o utilizzati da gruppi e forze armate. Numeri che raccontano come la guerra colpisca in modo sistematico chi dovrebbe essere protetto per definizione. Eppure, nonostante l’evidenza, l’approccio globale alla sicurezza continua a fare altre scelte: meno del 2 per cento della spesa mondiale è destinato a peacebuilding e peacekeeping, mentre i bilanci della difesa raggiungono livelli record.

Nel 2024 oltre l’11 per cento della superficie terrestre si trovava entro 50 chilometri da un conflitto e gli scontri armati registrati sono saliti a quasi 27.000. I dati arrivano da Save the Children ed è la stessa organizzazione a sottolineare che la vera sicurezza non si misura in armi o confini, ma nella possibilità per ogni bambino di vivere senza paura, andare a scuola e crescere protetto.

In questo contesto, il rispetto del diritto internazionale umanitario non è un’opzione, ma un obbligo. Al contrario le norme che tutelano i civili, e in particolare i minori, nei conflitti armati vengono sistematicamente violate senza conseguenze. Garantire accesso umanitario sicuro, proteggere scuole e ospedali, prevenire il reclutamento e assicurare giustizia per le violazioni commesse sono responsabilità precise degli Stati e delle parti in conflitto. In molti casi, invece, il diritto resta lettera morta.

Servirebbe un cambio di rotta urgente, più investimenti nella prevenzione dei conflitti, nella Pace e nella protezione dell’infanzia, strategie nazionali fondate sull’educazione al dialogo e meccanismi di giustizia efficaci a livello internazionale e nazionale. Soprattutto sarebbe necessario ascoltare le voci dei bambini e degli adolescenti. Ignorarli significa accettare che la guerra continui a rubare non solo il presente, ma anche il domani di intere generazioni. In sostanza il futuro di tutti noi.

Iscriviti alla nostra newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione