GRAVI CRISI UMANITARIE IN AFGHANISTAN, NIGERIA ED ETIOPIA

 

La fame nel mondo sta entrando in una fase critica, alimentata da una convergenza di fattori che vanno ben oltre le emergenze locali. Conflitti armati, cambiamento climatico, shock economici e un drastico calo dei finanziamenti umanitari stanno spingendo milioni di persone verso l’insicurezza alimentare acuta. Afghanistan, Nigeria ed Etiopia rappresentano tre epicentri di questa crisi globale, diversi per contesto ma uniti da una stessa traiettoria di impoverimento e abbandono.

In Afghanistan l’inverno segna tradizionalmente il periodo più letale, ma questa volta il rischio è senza precedenti. Secondo i dati pubblicati dal World Food Programme (WFP) e dalla Classificazione Integrata delle Fasi della Sicurezza Alimentare (IPC) il 16 dicembre, oltre 17 milioni di persone si trovano in fase IPC 3 o superiore, cioè in condizioni di crisi o emergenza alimentare acuta. È circa un terzo della popolazione, con un aumento di 3 milioni rispetto allo scorso anno. Nei prossimi mesi 4,9 milioni di donne e bambini avranno bisogno di cure per malnutrizione. Tra dicembre e gennaio la mortalità infantile aumenta sempre, sottolineano gli esperti, ma il prossimo anno rischia di essere devastante in gran parte del territorio afghano.

In Afghanistan l’inverno è il periodo più letale ma questa volta il rischio è senza precedenti

La crisi è il risultato di shock sovrapposti: la peggiore siccità degli ultimi decenni ha distrutto i raccolti, due gravi terremoti hanno colpito comunità già fragili e la chiusura delle frontiere ha fatto crollare commercio e redditi. A questo si aggiunge il rientro forzato di milioni di migranti da Pakistan e Iran: dal gennaio 2025 oltre 2,5 milioni di persone sono tornate in Afghanistan, mentre negli ultimi due anni il totale ha raggiunto i 4,8 milioni, pari a circa il 10 per cento della popolazione. Con la diminuzione del lavoro all’estero sono scomparse anche le rimesse, spesso unica fonte di sostentamento.

Il quadro è aggravato dai tagli agli aiuti. Il WFP ha bisogno di oltre 450 milioni di dollari per assistere 6 milioni di persone vulnerabili durante l’inverno, ma è finanziato solo al 12 per cento. Nel 2023 la carenza di fondi aveva già escluso 10 milioni di persone dagli aiuti alimentari. Oggi gran parte delle famiglie tagliate fuori ricorre a strategie di sopravvivenza distruttive: vendita di beni produttivi, lavoro minorile, ritiro dei figli dalla scuola. L’impatto sulle donne è particolarmente drammatico, con un aumento dei matrimoni precoci forzati.

In Nigeria oltre 32 milioni di persone soffrono di gravi carenze alimentari a causa delle insurrezioni armate

Le chiamate alle linee telefoniche istituite dal WFP per garantire assistenza psicologica registrano un crescente numero di donne che esprimono pensieri suicidari.

Una crisi altrettanto profonda colpisce la Nigeria. Secondo il WFP, oltre 30 milioni di persone soffrono di gravi carenze alimentari a causa del conflitto, degli sfollamenti interni e dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari. Il nord-est del Paese, segnato da anni di insurrezioni armate, sostiene il peso maggiore della crisi, ma l’insicurezza alimentare si sta estendendo anche al nord-ovest e ad altre regioni. Le devastanti inondazioni che nel settembre 2024 hanno colpito Maiduguri hanno causato lo sfollamento temporaneo di oltre 400.000 persone. Il WFP è riuscito a fornire pasti caldi a circa 78.000 bisognosi nelle prime 24 ore, ma le risorse restano insufficienti. Secondo gli esperti servirebbero oltre duecento milioni di dollari per assistere 1,6 milioni di persone nel nord-est e prevenire un ulteriore deterioramento della situazione, che potrebbe destabilizzare l’intera area.

Anche l’Etiopia è oggi considerata una regione dove la popolazione rischia di morire per fame. Conflitti, sfollamenti, eventi climatici estremi e shock economici hanno spinto oltre dieci milioni di persone in una grave insicurezza alimentare. Tra questi figurano circa 3 milioni di sfollati interni. Il Paese ospita inoltre oltre un milione di rifugiati provenienti da Sud Sudan, Somalia, Eritrea e Sudan, in larga parte dipendenti dall’assistenza alimentare. In alcune zone i raccolti sono migliorati, ma in molte altre conflitti e shock climatici a ripetizione come siccità, inondazioni e frane continuano a compromettere l’accesso al cibo.

Nei primi mesi del 2025 il WFP ha raggiunto 3 milioni di persone in Etiopia. Tuttavia, l’insicurezza nella regione di Amhara ha ostacolato le operazioni umanitarie e l’agenzia avverte che senza corridoi sicuri non sarà possibile raggiungere le famiglie più vulnerabili. Questa regione è stretta in un conflitto tra le Forze di difesa nazionali etiopi (FDNE) e la coalizione di milizie Fano.

In Etiopia l’insicurezza nella regione di Amhara ostacola gli aiuti

Gli scontri sono iniziati nell’aprile 2023 con combattimenti sporadici di lieve entità. Nell’agosto 2023, le milizie Fano hanno lanciato un’offensiva volta a prendere il controllo delle principali città della regione. Da quel momento si è registrato un grave peggioramento della situazione. Secondo alcune stime le violenze avrebbero provocato la morte di oltre 7000 persone tra il 2023 e il 2025. Ora a questa crisi si aggiunge quella umanitaria, e le organizzazioni internazionali hanno lanciato un ulteriore allarme denunciando che le prospettive finanziarie sono allarmanti. Senza nuovi fondi, denunciano gli operatori, oltre tre milioni e mezzo di persone rischiano di essere escluse dall’assistenza che potrebbe salvare loro la vita.

Afghanistan, Nigeria ed Etiopia sono purtroppo alcune delle aree del pianeta interessate dal fenomeno della fame, che non è solo una crisi alimentare, ma il risultato di scelte politiche, di conflitti irrisolti e di un sistema internazionale che sembra sempre meno capace di rispondere alle emergenze. Senza un intervento rapido e coordinato della comunità internazionale, il costo principale dell’inazione, come sempre, sarà pagato soprattutto da donne e bambini.

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