LA SCOMPARSA DI MUKY

 

La settimana scorsa Wanda Berasi, per tutti Muky, si è spenta all’età di 95 anni, dopo aver dedicato una vita intera all’arte. Originaria di Trento, visse a Bolzano e successivamente a Roma, dove studiò all’Accademia tedesca di Villa Massimo, entrando in contatto in particolare con Marino Mazzacurati, Leonardo Leoncillo e Renato Guttuso. Arrivò a Faenza nel 1955 e subito si immerse nella città iniziando a stringere amicizia con ceramisti, artisti e intellettuali. Per il resto le era chiaro che, anche a Faenza, la tradizione si rivela spesso più un peso che un trampolino di lancio. Artista dalla personalità poliedrica, poetessa, pittrice, scultrice, ceramista, contava al suo attivo centinaia di mostre e moltissimi premi prestigiosi sia in Italia che all’estero.

In casa sua, un luogo mitico come fuori dal tempo ma felicemente dentro le cose della vita, si era circondati da oggetti, memorie e manichini addobbati, talvolta persino inquietanti. In sua compagnia il tempo volava, fra aneddoti e racconti della sua vita artistica, poetica e mondana. Racconti, i suoi, mai bloccati nostalgicamente sul passato, ma sempre proiettati sull’oggi e sul domani. Anche gli amici mi confermano di quanto la trovassero perfettamente lucida, in grado, dall’argomento primario, di spaziare in ogni direzione con collegamenti apparentemente insignificanti che poi invece si rivelavano essere ben pertinenti, da un punto di vista che lei subito individuava, mentre spesso chi la ascoltava doveva venire condotto pian piano a focalizzarli.

La scultura è stata il mezzo espressivo che più di ogni altro le ha permesso di dare forma piena alla sua sensibilità

Molto sensibile nei confronti dei problemi della gente e del mondo, profondamente pacifista, animalista, ecologista, vegetariana, astemia, più che parca nel mangiare, magrissima, lo sguardo assai vivace, le mani rese forti da una vita trascorsa a impastare argilla, molto eterea e delicata fuori quanto energica e determinata dentro, aveva un sorriso bello, dolce e pur fiero. Artista eclettica, Muky è stata una creativa a tutto tondo, con una carica interiore, un entusiasmo, una curiosità e un interesse per il mondo, oltre che una capacità lavorativa, più unici che rari.

I suoi «Presepi contro», donati a Maria Dolens, raccontano la speranza negli scenari di guerra

Nella multiforme attività di Muky, di certo la scultura è stata il mezzo espressivo che più di ogni altro le ha permesso di dare forma piena alla sua sensibilità. Nello specifico la scultura in ceramica, creata con quel magico materiale figlio della terra e dell’acqua che poi si asciuga all’aria e si rapporta con l’indomito fuoco. Si tratta di un medium tutt’altro che neutro, come d’altronde nessun medium comunicativo lo è: in dialogo continuo fra aspetti chimico-fisici e ideali, poetici, filosofici, la ceramica dà spazio alle idee e alle sensibilità in modo fantastico. Rappresentante a pieno titolo del movimento artistico Informale, Muky da molto tempo si dedicava fra l’altro alla creazione di installazioni multimateriche.

Delle sue opere, sparse per tutta l’Italia e per tutto il mondo, in Trentino ce ne sono alcune datate tra il 1960 e l’anno scorso. Quella più importante e articolata è senza dubbio la bella e ricca serie dei Presepi contro, donata a Maria Dolens e qui sempre esposta nel periodo natalizio. Promossa da Iva Berasi (sua lontana cugina) e da Silvio Cattani, suo amico da quando, fra l’altro, pur continuando ad essere preside dell’Istituto d’arte di Rovereto, era anche preside dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Faenza, tale donazione esplicita e stigmatizza i valori etici comuni di quell’artista e di questa Fondazione. I Presepi contro raccontano la speranza, attraverso la nascita del Bambino, Salvatore del mondo e Principe della Pace, negli scenari delle guerre e delle molte tragedie e drammi che attraversano la contemporaneità. Frutto non certo di committenza specifica o della necessità di partecipare a un concorso, essi    nascono direttamente, come tutte le sue opere, da una profonda  sensibilità umana.

Verso la fine dell’anno viene spontaneo a tanti, se non a tutti, di tracciare un bilancio, di far mente locale sui momenti più significativi del periodo che va a concludersi. Questo sono i Presepi contro: una riflessione; una riflessione critica, spesso addirittura amara. Per fare solo qualche esempio, nel 1989 Muky ha voluto stigmatizzare il disastro umanitario che stava vivendo la Cambogia; nel 1990 il suo Bambino nasce nel Kuwait dove «la sabbia è il luogo del vento»; l’anno dopo lo fa nascere fra le rose del deserto, sì, ma soprattutto fra i proiettili del Marocco del sud, «strillo fra i crisantemi»; nel 1993, in Somalia, sottolinea che «Il ricordo della guerra è guerra»; nel 1994 un luogo particolarmente significativo e drammatico viene individuato a Sarajevo; nel 2001 lei come tutti è restata scioccata dall’attacco a New York e Washington dell’11 settembre, che numerosissime morti ha generato, direttamente e indirettamente, nell’immediato e a distanza. In mezzo a così tanti lutti, in mezzo a così tante sofferenze, però, il Bambino continua a nascere, a dare speranza, a dirci che vita è ancora da vivere.

 

Pietro Marsilli

Muky ritratta da Maurizio Galimberti

Muky, «Presepi Contro: Natale 1995/1996 – Processo di Pace»