L’Europa non vivrebbe a lungo se la sua unione fosse semplicemente il risultato di una somma di interessi. Chi considera la storia solo da questo punto di vista ha sempre un orizzonte ristretto. Giacché alla fine è solo il suo. Con questa logica sono bastati solo 20 anni perché dopo la conclusione della prima guerra mondiale con la pace di Versailles del 1919 scoppiasse il secondo conflitto globale nel 1939.

I Padri dell’Europa ci insegnano invece che la “patria Europa” nasce da un’idea che prima ancora delle questioni economiche e finanziarie chiama in causa cultura e politica: rinunciare tutti a una parte della propria sovranità per essere tutti più forti e liberi. Ma i Padri dell’Europa ci insegnano anche che per maturare le idee davvero innovative hanno bisogno di tre virtù: il coraggio, la pazienza e la generosità. Il coraggio è necessario per superare le opposizioni, le invidie, i rancori che inevitabilmente le grandi idee scatenano, talora anche nella propria casa di appartenenza. La pazienza è necessaria perché nulla di buono si costruisce senza il tempo. Infine la generosità è richiesta perché le cose più belle e vere per un uomo e una donna sono quelle che non muoiono con noi ma ci oltrepassano.

 

La “patria Europa” chiama in causa cultura e politica

«Schools beyond Regions and Borders» è un progetto internazionale attinente l’educazione alla cittadinanza che coinvolge 7 Nazioni e che si propone di elaborare “dal basso” cinque piste tematiche di educazione civica e di caricarle nell’arco di tre anni su una apposita piattaforma digitale. Studenti e colleghi del Liceo scientifico Da Vinci, della Scola ladina de Fascia e dell’Istituto di lingua tedesca Marie Curie di Merano sono pronti a incontrarsi e a confrontarsi in momenti diversi e su varie tematiche con gli ospiti arrivati da Sarajevo e da Dublino. Parleremo insieme, canteremo insieme, cammineremo insieme nelle strade di Rovereto e Trento così come sui sentieri delle nostre bellissime Dolomiti.
Nello spirito di un grande Padre dell’Europa che è nato a pochi chilometri da qui e che nel settembre 1953 scriveva: Europe exists, but is in chains; we need to break these links; our political structures betray their own arteriosclerosis terribly […]. To unite Europe, there is perhaps more to destroy than to build, throwing away a world of prejudice, timidity and bitterness […] Let us talk, write, insist, let us not take a moment to breathe; so that Europe remains the topic of the day […] What should our watchword be? In my opinion, union with a variety of natural and historical forces. We will be able to move in this direction if we are able to march towards a new European humanism while respecting the traditions, the momentum towards progress and the practice of freedom.

Giuseppe Zorzi, Coordinatore del progetto europeo Schools beyond Regions and Borders

Rinunciare a una parte della propria sovranità per essere più forti e più liberi